

Dopo circa 20 minuti di preghiera e riflessione Perugino chiamò dentro tutti, per ricominciare il discorso e cercare il vero colpevole. Tutti coloro che erano fuori avevano discusso sugli avvenimenti senza però dare aria al cervello.
Si alzò di nuovo Mario per riferire al giovane seminarista ciò a cui si era giunti in seduta esterna:
“Lora Perugino, gavemo discusso fora mentre te ieri qui a scondarte.
“Allora Perugino, abbiamo discusso fuori mentre tu eri qui a nasconderti.
“Come puoi Mario! Tu sei solo un razzista, sai benissimo che non sarei capace di fare una cosa del genere, nemmeno sotto i fumi dell’alcool! Il tuo problema è che sei un razzista, come tutti qua dentro! Solo un razzista! Il vero problema è il mio colore della pelle, vero? Rispondi, bugiardo, RISPONDI!”. Gli stavano scendendo due lacrime, che asciugò con un gesto rapido e nervoso.
“Forse, ma questa è la realtà dei fatti”. Rispose trionfante Mario, sicuro di se.
Al povero giovane mancarono le forze, era innocente, perché era andato ad accendere un cero, come suo solito. Ma non poteva dimostrarlo, era quindi stato “incastrato”, agli occhi di tutti era colpevole.
Mario aveva una sorta di espressione vincente, sembrava dicesse - Guardatemi tutti quanti sono bravo, ho risolto il mistero e ora meriterei una dentiera nuova!-
Ad un tratto però si alzò Ettore, che era sempre rimasto in silenzio salvo qualche commento. Aveva un’aria assai abbattuta,rassegnata, di qualcuno che non può fare altro, se non quello che stava facendo.
“Mario, no se sta mia Perugino, MI so chi se sta”.
“Mario, non è stato mica Perugino, IO so che è stato”.
“Dei ‘lora, vanti, dime chi se sta lora”.
“Dai allora, avanti, dimmi chi è stato allora”.
Disse il vecchio beffardo, con un sorriso idiota stampato in faccia.
“So sta mi”.
Il silenzio calò tra i presenti, tutti sconvolti, anche Mario aveva perso quel sorriso, che si era trasformato in una smorfia senza vita.
“Si. Go pregà tuti quanti i santi, la madonna, tuti. Ma me moiere la se morta isteso. Deso, disime, se giusto che na brava dona come ea a more così, senza colpe e peccati? Gesù me ga tradio e mi iero incasà nero. Così go robà le offerte, parchè nol se merita niente, se fa morire la gente come ea. Comunque el se tuto nea caseta dea posta inte ‘na busta”.
“Si. Ho pregato tutti i santi, la madonna, tutti. Ma mia moglie è morta lo stesso. Adesso, ditemi, è giusto che una brava donna come lei muoia così, senza colpe e peccati? Gesù mi ha tradito e io ero indiavolato nero. Così rubai le offerte, perchè non si merita niente, se fa morire la gente come lei. Comunque è tutto nella cassetta della posta dentro una busta”.

Come andò a finire? Don Perignon fu scomunicato e fece voto di silenzio, Samantha continuò la sua vita come se nulla fosse successo, fregandosene di ciò che gli altri dicevano o pensavano di lei. Perugino diventò Don Perugino, il primo prete di colore nella comunità, dimostrando di avere tanto da dare per quei quattro bisbetici che fino a poco tempo prima lo avevano accusato. Il povero Ettore, dopo evidenti segni di squilibri mentali, aveva fatto costruire una piccola cappella nella sua casa, nella sua nuova casa. Infatti era stato allontanato da Langora, poiché aveva stupito e deluso tutti, rompendo il suo appellativo di “uomo casa chiesa”.
Questa è la storia che ogni sera mi raccontava il mio caro nonno, ogni volta con qualche risvolto differente, Mario diventava Giuseppe, il dottore diventava l’avvocato tutto fare, o magari Langora diventava un’altro paesino del vicentino, come Longara. Il mio caro nonno però non si dimenticava mai del significato, o meglio i significati reali della storia, vera o meno che fosse. La gente vive di pregiudizi, è cieca, vede nel giovane di colore, nella ragazza un po’ scostumata, nel prete alcolizzato, la macchia della società, utilizzando queste personalità come capri espiatori, per vivere una vita con meno apprensione e sensi di colpa.
FINE
